La casa che aspettava solo fiducia
La telefonata arriva da una signora che conosceva bene mio padre.
Forse siamo anche parenti, come spesso succede nei paesi.
La casa si trova a Talavà, il paese dove mio padre è nato e cresciuto.
Talavà è uno di quei luoghi dove la vita non si è mai spenta del tutto.
Qui abitano ancora famiglie, persone che si conoscono da sempre.
E poi ci sono molte case curate, dignitose, ma chiuse da anni.
Case di signore che ora vivono vicino ai figli, in altri paesi, e che a un certo punto si trovano davanti a una scelta difficile.
Vendere.
Non per mancanza d’amore, ma perché non si può più occuparsi di tutto.
Quando vado a vedere la casa, mi colpisce subito una cosa:
è piena di vita.
Come se qualcuno ci avesse vissuto fino al giorno prima.
In realtà è chiusa da tempo, ma dentro ci sono ancora oggetti, ricordi, presenza.
Mi piace.
Ma non è ancora pronta:
ci sono alcuni documenti da sistemare con il geometra
e poi bisogna svuotarla, togliere le cose private.
Qui entrano in gioco gli aiutanti di sempre: amici, parenti, persone che si danno una mano.
Io, nel frattempo, non posso ancora fare foto.
Eppure decido di fare una cosa semplice:
scrivo un piccolo post nel mio gruppo Facebook.
Poche righe. Nessuna immagine. Nessun annuncio vero e proprio.
Quel post viene letto da una persona.
Mi chiama subito.
Vuole vedere la casa.
Le spiego che è ancora tutto “sotto e sopra”, che non è pronta, che non ci sono foto.
Ma a lei non importa.
Fissiamo un appuntamento.
La casa viene venduta in mezza giornata.
Senza fotografie.
Senza portali immobiliari.
Senza annunci ufficiali.
Solo con una cosa: fiducia.
Fiducia della venditrice, che mi ha affidato qualcosa di prezioso.
Fiducia dell’acquirente, che ha visto oltre il disordine, oltre le cose, oltre il momento.
Ora per quella casa cambia pagina.
Dopo anni chiusa e silenziosa, torneranno le voci, le risate, la vita.
Un nuovo inizio per chi arriva.
E, in fondo, anche per chi ha avuto il coraggio di lasciarla andare.
Ed è proprio questo il senso più profondo del mio lavoro:
non vendere muri,
ma accompagnare passaggi di vita.